COSE ANTICHE E COSE NUOVE

Sospesa nel tempo Somma vive. Nel tempo della sua storia, nel tempo della sua anima, episodio vivente di un passato che nelle forme, voci e tradizioni si propone con il suo lasciarsi ascoltare. La storia è come un grembo fecondo custode del grande messaggio...sentiero percorso, divenire, reperti e frammenti di "antichi tesori", documenti ultimi, segni di una presenza, raccontano le generazioni scrigno delle nostre radici, dell'antica saggezza e della vita interiore. Icone del tempo, quelle "pietre" della storia colorate da "affreschi preziosi", quasi perduti, orgogliose e maestose si sgretolano, sbiadiscono divorate dal tempo e dalla moderna superbia. Pellegrini trafitti da squarci di luce lungo la storia, per il cammino di vicoli, il merletto fresco colore si intreccia al barocco impresso nella pietra, le viti vesuviane e la montagna, il suo arcano splendore, le facce dei vecchi scavate dal vento e dal sole. Il perenne rumore della natura che vive malgrado ferita, risveglia l'antica bellezza dell'albero e delle sue radici. Di un delicato canto la trama, note di un'antica melodia da cui sgorfa Desiderio e... Attesa di una grande viaggio, cammino di uomini verso i tempi nuovi, l'insaziabile ricerca di un'inedita radura, l'irresistibile richiamo, l'infinito incanto di una "bellezza" - di cose - "sempre antiche e sempre nuove".

     
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"L'allestimento nei giorni de il Palio, di un "angolo della civiltà contadina" è un modo per tirar fuori l'identità di un paese che la nuova generazione ha rinchiuso negli angoli più bui della propria esistenza. Occorre una riscoperta delle proprie origini affiché ogni uomo possa costruire e fare di se stesso un bene grande per poi comunicare agli altri il meglio che ha conquistato. Quegli utensili della civiltà contadina, custoditi con cura come ricordo del duro lavoro dei propri padri, permettono l'incontro di più generazioni: di una generazione che fu, i nostri bisnonni, di una generazione passata, quella dei nostri nonni e dei nostri genitori, di una generazione che è, la nostra, di una generazione che sarà, quella dei bambini di oggi, che per tre giorni si incontrano nella memoria e nei racconti della mia gente".

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FESTA DEL POPOLO DELLA VITA

Le donne e gli uomini che avevano assistito al genocidio del popolo ebreo perpetrato dalla follia nazista, coltivavano certamente la speranza di non dover rivedere tragedie simili, e per di più nel cuore dell'Europa. Non è stato così. E la parola "popolo" è stata ancora una volta associata ai drammi della deportazione, delle uccisioni, della cancellazione della dignità umana. Eppure quella stessa parola sta al cuore della Carta delle Nazioni Unite nel cui Preambolo si afferma la fiducia nel ruolo dei Popoli, decisi a "riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne". Vuote affermazioni sogni dei Padri fondatori di un Carta, nata tra l'altro come reazione alle barbarie di un conflitto mondiale? Con fondamento e sollievo possiamo dire di NO! Mai come in questo tempo i popoli sono assurti a protagonisti, e non solo vittime o spettatori, della realtà internazionale: il diritto dei popoli allo sviluppo, che sta alla base dell'impegno di cooperazione e solidarietà di tanti gruppi e organizzazioni; il diritto dei popoli indigeni al mantenimento della propria identità e delle proprie caratteristiche, la tutela delle minoranze (popoli) al centro della complessa azione di difesa dei diritti umani; il principio di autodeterminazione dei popoli, alla base di tanti processi di decolonizzazione e di libertà. Ha tutto ciò a che fare con il Palio, "Festa del popolo della vita"? Io credo di SI! Il popolo di Somma Vesuviana in questa occasione non celebra soltanto una ricorrenza storica, non si limita ad indagare, seppur giustamente, nelle proprie radici, non ne fa solo un'occasione di svago... Il Palio è la tappa rinnovata di impegno sociale non episodico sul proprio territorio, è la possibilità allagarta a tanti di aprirsi a conoscere le belezze ed a farsi carico dei bisogni di altri popoli. "Sarà l'inizio di una nuova era quel giorno in cui i popoli non saranno più racchiusi nel proprio guscio a contemplare la propria bellezza e a tenersi stretti con i denti i propri tesori, ma sapranno metterli a disposizione degli altri popoli... E' arrivato il momento in cui la patria altrui deve essere amata come la propria..." (Chiara Lubich. Cit. In Appello per l'Unità dei popoli, 1998).