IL MAGISTER NUNDINARUM
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Parliamo di qualcosa che nasce nell'anno 1294 e vive circa cinquecento anni: la solenne figura del "Magister Nundinarum" di regale memoria, legato alla storia quasi millenaria della fiera di Somma, con re, regine, sindaci e gabellieri tra Angioini, Aragonesi, Borboni e francesi. Nell'antica Roma il giorno festivo che cadeva ogni otto giorni lavorativi si indicava con il termine "nundine" (dal latino nundinae, da novem, nove + dies). Era giorno di mercato. Ci si incontrava tra contadini sia per scambi commerciali ma anche per conoscere gente e le novità del momento. Le "nundine" erano utilizzate anche per amministrare la giustizia nelle cause tra privati. La storia comincia quando, nel 1293, Re Carlo d'Angiò concede ai commercianti di Somma il privilegio di fare mercato ogni martedì della settimana. Lo stesso Carlo, l'anno dopo, concede ai sommesi la licenza di fare "nundine", festa, fiera, una volta l'anno. Ovviamente una fiera con tutto il suo armamentario di uomini, bestie e cose comportava la necessità di un minimo di garanzie o, meglio, dati i tempi, "tentativi" di garanzie indispensabili per il più o meno corretto svolgersi dell'evento. Da qui l'istituzione del Magister Nundinarum. In seguito (anno 1300) sempre lo stesso re Carlo riconfermando il privilegio ai nostri antenati regola la durata della Fiera in addirittura otto giorni. Grande gioia per il potere ed il prestigio dei sommesi che rivestiranno tra alterne vicende la più importante carica del luogo. Infatti, nel periodo della fiera il potere di quest'uomo superava quello del Re. L'istituzione molto sentita e temuta aveva una vera e propria corte fatta di notabili del posto e un preciso cerimoniale di insediamento con gonfaloni, baldacchino, guardie e corteo. Era nominata nell'ambito delle personalità più importanti del luogo. Le cronache fanno riferimento ai sindaci dei rioni più importanti (tre) tra i quali veniva eletto. Ma anche scelto tra i cittadini di Somma in base alla votazione di quaranta deputati dell'Università. Aveva giurisdizione nell'ambito dell'intero territorio sommese che a quei tempi comprendeva S. Anastasia, Pollena Trocchia, Massa di Somma, ecc. con tutto il potere decisionale che poteva significare soprattutto in materia "daziaria". La sua corte era temutissima in quanto aveva il diritto di esigere tasse e gabelle per conto dell'Università che non era certo l'istituzione educativa che noi conosciamo, ma l'associazione di tutti i ricchi, nobili e possidenti del posto, più o meno diretta interlocutrice dei regnanti napoletani del momento. Nel 1510 la Regina Giovanna III concede la fiera ai Frati Francescani di S. Maria del Pozzo. E' periodo di massimo fulgore per il Magister Nundinarum...

"Lunga giubba di color turchino e lungo panciotto di color scarlatto entrambi con galloni e bottoni dorati, calzoni corti di color turchino e calze bianche con scarpe a fibbie dorate, cappello a tre punte gallonato di oro, spada con impugantura dorata, bastone ed anello". Ecco come appariva il suntuoso abito del "Magister Nundinarum", antico ufficio sommese, un'usanza giuridica e civile che rivive durante il Palio in un suggestivo corteo storico con costumi del '500, che ripercorre le strade e le piazze del paese creando uno spettacolo che si compone lentamente e di cui ognuno diventa protagonista...

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LA RIEVOCAZIONE STORICA: IL CONTRIBUTO DELL'ENTE MONTECASTELLO
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"La cittą di Somma ha inteso stabilire rapporti di cordiale collaborazione con la cittą di Cava de' Tirreni tramite la partecipazione dell'Ente Montecastello, ente culturale storico-religioso, che in questa cittą organizza la festa di Montecastello. Preso contatto, un gruppo di figuranti con costumi del '600 prende parte al corteo storico mettendo in risalto la figura del Magister Nundinarum, sfilando negli antichi borghi e nobili casate della cittą di Somma. Sullo sfondo l'incontro tra due cittą che nel passato hanno condiviso un'usanza, quella del Mastro Mercato, segno embrionale di un progresso democratico, e nell'oggi esprimono la stessa volontą di partecipazione attiva alla vita della propria comunitą attraverso la rievocazione e l'attualizzazione di antichi valori, ancora presenti e vivi. Un gemellaggio, insomma, che realizzato tra due realtą associative, vuole coinvolgere due popoli e due storie"

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