IL GIOCO
Libero e vincolato, creativo e ripetitivo, il gioco è rappresentazione della cultura di un popolo e rammemorazione originaria della luce del mondo nelle cose finite. La magia del gioco ritorna in un continuo scambio di ricordi, che lega i significati simbolici delle antiche società umane ad un momento di autocomprensione dell'uomo, del suo rapportarsi a se stesso e all'altro, alla ricerca del senso e dell'origine della vita. Il gioco è l'atto che l'uomo compie per conoscere, esprimersi, muoversi liberamente nella realtà, sperimentando l'esperienza del tempo lineare che se ne va e non torna più e quella del tempo ricorrente: la festa che ritorna, i giochi che maturano, si modificano, si innovano, si reinventano. È l'esperienza del tempo che riunisce i viventi di tutte le età riannodando il tessuto comunitario, facendo rivivere e ricreando i giochi popolari, residuo di tendenze ataviche e riproduzione di attività primitive, che diventano offerta, regalo e dono di una memoria che si riscopre presenza. Luogo di socializzazione, il gioco annulla le barriere generazionali, tessendo con il filo sottile del tempo, il sogno della memoria con la realtà del presente, cristallizzando il sapere dell'anziano in regole per i giovani, in un contesto fatto di spontaneità, fantasia, creatività e competizione. In uno spazio di confine tra ludico e rito, il gioco popolare, creatore e segno di stile e di cultura, diventa partecipazione, mentre il giocatore, rischiando la sua individualità, comunica il proprio mondo interiore e diventa attore. Attore di uno spettacolo che egli stesso contribuisce a creare e di un passato collettivo, che la memoria rende più ampio travalicando i confini e ritornando ad un tempo illusorio in cui il gioco era arte, musica e recitazione e in cui i significati si confondevano e si fondevano in un unico concetto. La realtà trascende il quotidiano e gli antichi simboli rivivono nella memoria linguistica dei popoli riportandoci ai tempi in cui i termini si identificavano e nasceva, da una radice comune, l'inglese to play, il francese jouer, l'arabo eïba e il tedesco schauspieler, felice unione di schau: spettacolo, e spieler: giocatore... I giochi popolari intrecciano nel rito del ricordo le radici dell'uomo con quelle della storia e dell'esistenza, il giocatore, allora, non rimane in se stesso, nell'intimità della sua anima, egli esce piuttosto estatico da se stesso in un atto cosmico e interpreta il senso di tutto il mondo.

I GIOCHI DEL PALIO




La corsa col cerchio

Corsa col cerchio

Forse il gioco fu inventato da bambini che giocavano davanti alla bottega di un bottaio. Impadronitisi di uno di quei cerchi che servivano per tenere insieme le doghe nella fabbricazione delle botti, essi scoprirono che la sua corsa poteva essere guidata da un bastoncino. Ed il cerchio rotolava via…

La corsa nel sacco

Corsa nel sacco

Ogni giocatore entra in un sacco e ne tiene stretto l'orlo alla vita, saltellando lungo il percorso dalla linea di partenza fino al traguardo. È un tipo di gara che fonde le caratteristiche dello sport e del gioco e che richiede ai partecipanti esercizi di destrezza e un buon paio di gambe…

 

'O curuoglio (cercine)

O curuoglio

Panno (o tenera frasca frondosa), ravvolto a cerchio, da porre sul capo per appoggiarvi pesi da trasportare in equilibrio. Antica pratica diffusa in tutto il mondo, qui rispolverata e riproposta come prova di abilità per rivivere un costume tipico anche delle nostre zone.

La pignatta

Pentolaccia

Gioco popolaresco di antiche origini. Vengono appese ad un sostegno varie pentole di coccio, alcune riempite di dolciumi o altri generi alimentari, altre di farina, cenere o coriandoli. A turno i concorrenti, bendati e armati di un bastone, cercano di rompere la pentolaccia per impadronirsi dei premi contenuti e "la grandinata è gioia, le bastonate beneaugurati…"

Il tiro alla fune

Tiro alla fune

Sport popolare e tipica prova di forza in cui le squadre, poste ai due capi di una fune a distanza uguale da una linea mediana tracciata sul terreno, cercano di trascinare l'avversaria al di là della linea e dunque alla sconfitta.

Il palo di sapone

Palo di sapone

Tipica attrazione delle feste popolari, questa gara s'inquadrava tra le forme agonistiche delle celebrazioni di inizio di ciclo e del Calendimaggio. Arricchito sulla sommità da salumi, formaggi, pasta e frutta, sospendeva la norma della "povertà quotidiana" con l'offerta eccezionale di un momento di gioia e di abbondanza. Già nel 1500 i Borboni organizzavano l'albero della cuccagna davanti al Palazzo Reale di Napoli nelle domeniche del periodo di Carnevale. Allo sparo del cannone la plebe affamata assaliva il catafalco sul quale era stato eretto il palo e…

 

Clicca qui per ingrandireClicca qui per ingrandire

Clicca qui per ingrandireClicca qui per ingrandireClicca qui per ingrandireClicca qui per ingrandire

 





I GIUDICI

"Lo spirito del Palio lo si respira tutto l'anno. Ormai ci si riconosce per strada. E l'evento è diventato occasione di incontro, di conoscenza e di piacevole amicizia. Non c'è differenza tra chi partecipa al Palio. O sei organizzatore, o sei capitano, o membro di qualsiasi squadra o sei membro della giuria nessuno se lo ricorderà. Sei solo uno del Palio di Somma. È il massimo del successo. E questo senza rischio di confondere i ruoli. Significa che ognuno potrebbe interpretare l'altro alla meglio. Per me vuol dire che son passati purtroppo tanti anni, fortunatamente parte di questi li ho passati al Palio. In piazza, in S. Caterina, nel Centro Vita, tra riunioni, decisioni, regolamenti, ansie a scrutare il cielo, a interpretare nuvole e cirri: pioverà? Ce la faremo? Ce la farò? Il primo anno da responsabile della giuria me la son vista brutta. Conoscevo poche persone, conoscevo poco il regolamento, c'era molto antagonismo tra le squadre e avevo paura di sbagliare. Bastava poco e una decisione affrettata poteva comportare violenti contestazioni, diverbi. Botte? Nooo!… Fischi. Invece! Sinceramente erano quelli che temevo di più. Attività pubblica ne avevo esperienza ma di arbitraggi no! Andò bene. A meraviglia! C'erano eccezionali commissari di gara: Aniello in primis, pacato, il mio confidente; Gennaro, sempre sorridente e accomodante; Antonio, per me il più giovane (troppo esuberante). Ed altri ancora con suggerimenti giusti e giusta solerzia. Tanti anni e tante gare anche difficili da gestire. Ma sempre nel massimo rispetto e nella massima correttezza. Grazie a tutti, ragazzi. È un'esperienza indimenticabile. Oggi non potrei più farne a meno. E quando mi direte che non potrò stare più in giuria trovatemi un posto nella squadra del mio rione!"